Oltre il rumore. Podcast e strategie editoriali oggi

Febbraio 16, 2026

Interviste

Nel 2025 i podcast sono diventati uno strumento centrale nelle strategie editoriali contemporanee. Sono oltre 480.000 i nuovi podcast pubblicati nel mondo, e solo in Italia gli ascoltatori hanno raggiunto quota 18 milioni. Non si tratta più di una sperimentazione, ma di un formato ormai strutturale nelle architetture editoriali. In un panorama così affollato, però, per emergere occorrono competenze creative e tecniche: dalla definizione dell’audience alla scrittura per l’orecchio, fino alla registrazione e alla post-produzione.

Abbiamo parlato di podcast e strategie editoriali con il team di Edulia – dal Sapere Treccani: Andrea Vitelli (Head of B2B), Elena Rossi (Educational Manager) e Chiara Proietti (Head of video production).

Perché oggi i podcast sono considerati uno strumento importante per le strategie editoriali?

(Andrea Vitelli) Oggi viviamo nell’epoca della riproducibilità dei contenuti: le informazioni circolano veloci, vengono copiate, riadattate, frammentate. In questo contesto, creare un legame autentico con il proprio pubblico diventa essenziale. I podcast, grazie alla cifra intima del rapporto che instaurano con l’ascoltatore, permettono di costruire questo tipo di relazione. Sono contenuti editoriali di qualità che richiedono tempo, cura, visione e proprio per questo generano fiducia. Integrarli nella propria strategia editoriale significa investire nella costruzione di una comunità di ascoltatori che si riconosce nei valori e nella voce del progetto.

I podcast permettono di declinare un contenuto in un formato complementare rispetto ad altri tipi di informazione. Un articolo può diventare un episodio di approfondimento, un’inchiesta può trovare nuova vita attraverso le voci dei protagonisti, un tema complesso può essere esplorato con maggiore respiro narrativo. Il podcast non sostituisce altri formati, ma li arricchisce e li amplifica, offrendo un punto di accesso diverso che può attrarre nuovi segmenti di pubblico.

Quali sono le principali competenze richieste per lavorare con successo nella produzione di podcast editoriali? E nella scrittura di podcast?

(Elena Rossi) Credo che per lavorare bene nella produzione di podcast serva un mix di competenze tecniche e creative. Dal punto di vista tecnico, è fondamentale saper gestire la registrazione – microfoni, cuffie, programmi – ma anche tutto il lavoro di editing e post-produzione, come il montaggio e la pulizia degli errori. A mio avviso, un aspetto a volte sottovalutato ma davvero potente è il sound design: dalla scelta della musica agli effetti sonori, è uno strumento creativo che può trasformare completamente l’atmosfera di un racconto e connettere l’ascoltatore con il contenuto.

Sul piano dei contenuti, ritengo invece che servano buone capacità di storytelling, comunicazione e pianificazione editoriale. Se si presta anche la propria voce, entrano in gioco la vocalità e il public speaking. Personalmente, credo sia utile distinguere tra autore e producer: il producer si occupa della “macchina” a 360 gradi – dalla relazione, progettazione alla produzione fino alla distribuzione – e non coincide necessariamente con la penna o la voce del podcast.

Quali sono gli errori più comuni quando ci si approccia alla scrittura di un podcast editoriale?

(Elena Rossi) Un’errore molto comune è scrivere pensando a un testo da leggere e non a qualcosa che debba essere ascoltato: scrivere per le “orecchie” è diverso da scrivere per gli “occhi”. 

Credo anche che non sempre sia necessario scrivere tutto: alcuni formati podcast più conversazionali, penso a BSMT per esempio, hanno un approccio per touch point, può bastare preparare dei punti chiave, lasciando all’autore e moderatore la libertà di condurre la puntata in libertà. Diverso è il formato narrativo, dove invece il testo di partenza ha un ruolo centrale.

In generale penso sia importante usare frasi brevi e chiare, evitare costruzioni troppo complesse, curare ritmo e intonazione e ripetere i concetti chiave, così da renderli più comprensibili e memorizzabili per chi ascolta.

In un panorama così competitivo, cosa fa la differenza tra un podcast che funziona e uno che non coinvolge il pubblico?

(Andrea Vitelli) Prima di tutto, è essenziale capire a chi ci rivolgiamo. Un podcast di successo nasce dalla chiara definizione di una target audience specifica. Questo non significa necessariamente rivolgersi a una nicchia ristretta (il pubblico può anche essere ampio) ma è fondamentale immaginare con precisione chi sono le persone dall’altra parte delle cuffie (o dello schermo nel caso di video-podcast): quali sono i loro interessi, cosa cercano, quale tipo di intrattenimento desiderano.

Partire da questa consapevolezza permette di costruire contenuti mirati, un tono di voce coerente, scegliere le persone giuste. 

L’altro elemento cruciale è la storia che si racconta. In un mercato saturo di contenuti, le persone cercano storie originali, prospettive fresche, angolazioni che non siano già state esplorate troppe volte. Non basta più riproporre gli stessi temi o intervistare sempre gli stessi ospiti. Ciò che fa la differenza è la capacità di scovare narrazioni inedite, di affrontare argomenti noti da nuovi punti di vista. In un panorama così competitivo, è l’originalità che permette a un podcast di emergere e costruire un legame autentico con il proprio pubblico.

Tra i podcast che avete prodotto ce n’è uno di cui siete più orgogliosi?

(Chiara Proietti) Storie di Musica, scritto e condotto da Sandro Cappelletto, è stato una bella sfida dal punto di vista della post produzione: abbiamo lavorato molto con l’autore per arricchire il racconto con accenni musicali che portassero l’ascolto a un livello più immersivo. Mi sono divertita molto a lavorare anche su C’è modo e modo, scritto e condotto da Beatrice Cristalli e Giulio Armeni. La parte di scrittura era già molto ricca e incalzante, abbiamo giocato con il sound design usando musiche ed effetti sonori che facessero da contraltare sia alla parte più ironica che a quella più divulgativa degli episodi.

(Elena Rossi) Personalmente mi è piaciuto moltissimo lavorare a Il Vocabolario di Topolino. È stato divertente vedere come l’iconico settimanale di Panini si mettesse in dialogo con L’Istituto Treccani attraverso uno studio attento del linguaggio usato nel fumetto, che per tantissime bambine e bambini rappresenta un primo vero approccio alla lettura. 

(Andrea Vitelli) Concordo con Chiara. Storie di Musica è stato un progetto bellissimo, in cui la cura editoriale e il lavoro di post produzione hanno davvero fatto la differenza.

Indossate il cappello di semplici fruitori di prodotti audio e diteci quali sono i vostri podcast preferiti. E quali consigliereste di ascoltare a chi desidera fare un podcast.

(Chiara Proietti) Fra i podcast che ascolto per seguire l’attualità ci sono Morning e Wilson del Post, Stories di Chora Media e Now What di Mia Ceran. Sono tutti prodotti “scarni” dal punto di vista del sound design, ma fanno bene il lavoro che devono fare: danno notizie, aggiornamenti, panoramiche, ciascuno con un minutaggio adeguato alla “profondità” del racconto.

Tra i podcast narrativi non si può non citare tutta la produzione di Pablo Trincia, forse il migliore nel panorama italiano per cura dei contenuti da tutti i punti di vista: scrittura, produzione e post produzione (e perché no: promozione).

Una nuova piacevole scoperta è stata “Passato prossimo”, prodotto da Vois e scritto e condotto da Margherita Vitali: è un long form che consiglio a chi è appassionato di true crime ma è alla ricerca di uno sguardo e una serie di storie non banali.

Chiudo con due consigli per chi volesse ascoltare podcast in inglese: Radiolab, podcast decennale che racconta storie di scienza, politica e attualità con un taglio curioso e affascinante (e un sound design curatissimo). E poi Serial, il più importante e influente podcast di giornalismo investigativo al mondo, creato da Sarah Koenig (senza la quale non avremmo oggi Elisa TrueCrime, Pablo Trincia e Stefano Nazzi).

Quali caratteristiche personali o professionali deve avere o sviluppare chi vuole eccellere in questo settore?

(Elena Rossi e Chiara Proietti) Una su tutte: la curiosità. Ascoltare tante cose diverse, fatte da voci e persone diverse, con tagli e impostazioni diversi aiuta tantissimo a costruirsi una identità di ascolto nell’approccio a un podcast proprio.

Alla curiosità si affianca la capacità di approfondire con rigore ciò che si vuole trasmettere: saper scegliere il giusto taglio, non fermarsi in superficie, comprendere a fondo il contenuto e il pubblico per fare un lavoro di sintesi che sia accurato e allo stesso tempo fruibile.

 


Il contributo di Edulia-dal Sapere Treccani entra anche nei percorsi formativi di Treccani Accademia.
Nel Master full time in Editoria e nuove professioni digitali e nel Master part time Management e produzione dell’editoria, gli studenti approfondiscono tutte le fasi di ideazione e produzione di un podcast editoriale.

Dalla progettazione dei contenuti al sound design, dall’analisi del pubblico alla costruzione dello storytelling, fino alla scelta delle voci e dei talent più coerenti con il racconto: un percorso completo che unisce visione strategica e competenze tecniche. Per entrambi i Master è inoltre prevista una visita allo studio di registrazione, con prova diretta delle strumentazioni professionali.

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