Afterimage: una riflessione visiva sulla condizione umana

Dicembre 15, 2022
Eventi News

MAXXI L’Aquila torna in gioco con “Afterimage”, un ambizioso progetto internazionale di 26 artisti di varie generazioni e con diverse opere site-specific realizzate appositamente per la mostra aperta fino al 19 febbraio 2023.

La prima cosa che cattura l’attenzione visitando la mostra non è uno squisito palazzo Ardinghelli che ospita la filiale di MAXXI L’Aquila, non è il pietrone colossale di Francesco Arena di fronte all’ingresso, non è neppure la calorosa ospitalità dello staff, ma sono i resti della chiesa di Santa Maria Paganica che una volta era uno splendido esempio dell’architettura medievale e che ora sta lì senza un tetto, con gli alberi crescenti dal suo fondamento e meraviglie artistiche decadenti al suo interno. Tale chiesa è una testimonianza del tragico terremoto di 2009 che ha spazzato via tante vite umane e ha distrutto la maggior parte della città dell’Aquila. Le basiliche diroccate, le strade sbarrate, le impalcature, le carcasse metalliche che sorreggono gli edifici disseminati in tutta la città diventano i ricordi cuciti nel tessuto della vita odierna che ci ricordino la caducità e la persistenza della nostra esistenza.

Sala espositiva bianca con un disegno a parete, un’opera su un basamento e un monitor video.
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© Andrea Rossetti

Il percorso espositivo stesso, essendo concepito come un poema visivo e una riflessione sui temi di memori e metamorfosi, è perfettamente inserito in contesto della città e rappresenta una profonda osservazione sulla permanenza e la transitorietà come condizione universale. Il titolo della mostra – a cura di Alessandro Rabottini e Bartolomeo Pietromarchi – è armonicamente ingegnoso: ‘Afterimage’ (in italiano ‘immagine residua’) fa riferimento ad un fenomeno per cui un’immagine impressa sulla retina continua ad apparire negli occhi dopo un periodo di esposizione all’immagine originale.

L’esposizione riempie e assume il controllo di tutti gli spazi museali, dal cortile alle sale, i corridoi, le scale e persino le parete dove meno te lo aspetti. Attraverso un’ampia varietà di medie (dipinti, sculture, fotografia, video, tessuti, interventi spaziali), la mostra ci porta a riflettere sulle sottigliezze della condizione umana. Tutte le immagini diventano corpi e storie e vanno messi in una dinamica di perpetua trasformazione, vulnerabilità e fragilità.

La mostra è stata elaborata attraverso il lavoro di 26 artisti divisi in quattro nuclei narrativi che si incrociano e si intrecciano lungo quindici sale, rimanendo comunque il fil rouge dell’esposizione.

  • Il primo capitolo narrativo – “Materie e Memoria” – esplora il dialogo tra la materia e il corpo (sviluppato nelle opere di June Crespo, Anna Maria Maiolino, Esther Kläs, Francesco Arena, Luca Monterastelli, Bronwyn Katz e Dominique White).
  • Il secondo nucleo tematico – “L’Immagine Mutevole” – parla della metamorfosi delle immagini attraverso le opere di Mario Cresci, Paolo Gioli, Luca Maria Patella, Massimo Grimaldi, Elisa Sighicelli, Oliver Laric, Tala Madani e Mario Schifano.
  • Il terzo capitolo – “Il Corpo Dischiuso” – è dedicato alle molteplici identità e forme dei corpi umani esplorati attraverso le opere di Francis Alys, Frida Orupabo, Varga Weisz, He Xiangyu, Maria Merz e Pietro Roccasalva.
  • Il quarto tema disseminato lungo il percorso espositivo – “L’Architettura Interiore” – rappresenta una sperimentazione dove le opere di Hana Miletić, Thomas Demand, Benni Bosetto, Dahn Vo e Stefano Arienti diventano esse stesse spazio o interagiscono con l’architettura del palazzo Ardinghelli.

Elegantemente giocando con lo spazio – i pieni e i vuoti, i dialoghi e i silenzi – la mostra riesce a suscitare un contatto emotivo con il visitatore e dare tanti punti di riflessione sulla condizione umana con tutte le sue spigolosità.

In cover, immagine di Andrea Rossetti tratta dal sito MAXXI L’Aquila



Ritratto frontale di una giovane donna dai capelli castani lunghi che indossa un maglione color crema su sfondo bianco

A cura di Aleksandra KOBETS, Studentessa Master Management dell’Arte e dei Beni Culturali,

Contenuto redatto per il laboratorio “Scrivere d’Arte“ attraverso il quale gli studenti raccontano la propria visione del mondo dell’arte. Uno spazio di riflessione e confronto sull’attuale sistema culturale italiano e internazionale dove vengono sviluppati interessanti contenuti redatti e curati dai futuri manager e professionisti del settore.

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