La gioia di abbandonare una routine

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La gioia di abbandonare una routine

Secondo uno studio pubblicato sullo European Journal of Social Psychology, per una persona sono necessari da 18 a 254 giorni per assimilare una nuova abitudine. In media, afferma lo studio, servono 66 giorni per far sì che un nuovo comportamento diventi una routine a tutti gli effetti, qualcosa di automatico.

Con il 2022 ormai alle porte, arrivano le famigerate liste di buoni propositi. Lunghi elenchi puntati che traducono un desiderio di cambiamento e la voglia di migliorare e migliorarsi. Capita spesso, però, che queste liste si trasformino in una fonte di frustrazione: il proposito di correre due chilometri ogni mattina, quello di meditare per venti minuti al giorno, quello di avere un’alimentazione più sana restano frasi sulla carta o tra le note del nostro smartphone. Magari per qualche giorno ci sforziamo di tradurli in gesti concreti, puntiamo la sveglia un’ora prima, compriamo un nuovo libro di ricette, scarichiamo la migliore app di mindfulness, ma a volte arriviamo a stento al diciottesimo giorno, che sarebbe la soglia minima per assimilare una nuova routine secondo lo studio citato in precedenza.

Dietro il desiderio di creare nuove routine si cela spesso un desiderio più profondo: quello di controllare le nostre giornate e il nostro tempo, quello di ridurre al minimo la percentuale di imprevedibilità. 

C’è una frase che, a furia di essere stata ripetuta negli ultimi due anni, però, dovremmo aver imparato una cosa: per quanto ci sforziamo di pianificare e programmare le nostre vite, ci sono fattori di imprevedibilità che esulano dal nostro controllo e arrivano, inesorabili, a far crollare il castello di carte che abbiamo faticosamente e meticolosamente costruito.

Forse potremmo fare uno scarto rispetto alle routine, vecchie e nuove: pensarle non come un modo per creare strutture rigide da rispettare con ferrea volontà (e con una potenziale frustrazione in agguato alla minima deviazione dal programma), ma reimmaginarle come uno spazio in cui sperimentare e provare abitudini e comportamenti che potrebbero migliorare e arricchire le nostre vite. Se quella corsa alle 7 del mattino ci annoia, è inutile incaponirsi e uscire di casa sfidando il freddo e il sonno per un mese. Meglio lasciar perdere, mettere via in fondo all’armadio quelle scarpe superleggere che promettevano di metterci le ali ai piedi e provare con una nuova abitudine. È ancora una delle questioni centrali degli ultimi anni: la necessità di fare spazio, di liberarsi di quello che ci annoia o non è necessario o non è realmente utile.

Visto da questa prospettiva, l’abbandono di una routine non è l’ennesima fonte di frustrazione o tristezza, ma può essere affrontato con leggerezza.

Abbandonare le routine non vuol dire però vivere abbracciando l’entropia, senza una minima progettualità delle nostre giornate. 

Possiamo provare a lavorare su una cosa molto semplice, che in fondo molti di noi fanno, sia all’inizio dell’anno che all’inizio di una giornata: le to-do list.

Un errore comune è quello di scrivere una serie di voci che si trasformano in montagne da scalare senza l’equipaggiamento necessario. Poniamoci prima una domanda: cosa ci serve per realizzare un proposito o una task giornaliera? In questo modo avremo una serie di piccoli gesti che, uno dopo l’altro, ci porteranno agilmente al compimento di un proposito o di un obiettivo.

Facciamo un esempio pratico.

La prima voce dell’elenco dei buoni propositi per il 2022 è: 

  • acquisire nuove competenze e migliorare la vita professionale

Proviamo a scomporla in piccoli passi:

  • andare sul sito di treccaniaccademia.it;
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  • iscriversi

 

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