Pensare, progettare e visitare una mostra d’arte oggi

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Intervista ad Aldo Colonetti – filosofo del Politecnico di Milano, a Clara Tosi Pamphili – Presidente dell’A.I. Artisanal Intelligence, e a Fabio Viola, Gamification Designer e Presidente di Tuo Museo

In questi giorni si moltiplicano gli appelli per le riaperture dei musei e degli spazi culturali, sempre più forte è il bisogno di “incontrare” nuovamente l’Arte. Musei e fiere hanno ripensato e riprogettato le modalità espositive generando nuovi paradigmi di fruizione della cultura. Grazie alla tecnologia l’esperienza è inclusiva, sostenibile e partecipata nonostante le doverose misure di distanziamento sociale a cui tutti siamo soggetti in quest’epoca pandemica. Il Covid-19  ha amplificato l’esigenza dei musei e degli spazi fieristici di aprirsi ed espandersi oltre il proprio perimetro dialogando con il tessuto urbano e il territorio circostante, sempre più luoghi si trasformano in “stanze espositive a cielo aperto” mentre il limite tra interno ed esterno o la percezione tra fisico e virtuale sfuma.

I musei e le location espositive ambiscono sempre più a proporre esperienze coinvolgenti e memorabili per visitatori di tutte le età muovendo dall’assunto che oggi l’arte non è più un’esperienza solo materica: molti importanti musei, infatti, oltre a incoraggiare all’utilizzo di device puntano sull’invogliare i visitatori a “giocare” lungo il percorso espositivo favorendo il dialogo con le opere d’arte stesse. App dedicate, virtual tour, touch screen e videogiochi fanno si che attraverso la digitazione ma anche con lo spostamento del corpo, movimenti delle mani, passi e persino la voce, si inneschi un’esperienza di visita che darà vita ad una narrazione personalizzata. Le mostre non si raccontano più in maniera autoreferenziale, il concept curatoriale è sempre più incline all’incontro con il visitatore e a decontestualizzare le opere facendole sentire più vicine a chi le guarda. Il pubblico tornerà presto a visitare le questi luoghi con la consapevolezza di non essere solo spettatore ma parte della continua evoluzione di questi spazi.

Abbiamo chiesto al Prof. Aldo Colonetti, filosofo del Politecnico di Milano, alla Dott.ssa Clara Tosi Pamphili, Presidente dell’A.I. Artisanal Intelligence, e al Dott. Fabio Viola, Gamification Designer e Presidente di Tuo Museo, come interpretano i nuovi trend espositivi e in particolare come il concept curatoriale sta cambiano le esperienze.

Prof. Colonetti, a suo giudizio come il design espositivo in ambito museale e fieristico interpreta le nuove esigenze espositive? Cosa intendiamo oggi per design espositivo sostenibile?

Aldo Colonetti

«La cultura ha bisogno di spazi e di tempi appropriati per evitare che  si trasformi in un sapere più attento alla cronaca che alla storia, intesa come approfondimento dei fatti e delle “cose” che hanno che fare con la conoscenza. La conoscenza ha bisogno di “fisicità”, intesa nel suo significato più ampio: parole e cose, mente e corpo. Ovviamente la conoscenza ha la capacità di adattarsi alle nuove tecnologie e alle particolari condizioni, come quella che stiamo vivendo in questo periodo; per questa ragione è fondamentale tenere aperti, sia fisicamente sia soprattutto “mentalmente”, tutti i processi della conoscenza e dell’esperienza culturale, ovviamente nel rispetto delle regole e delle istituzioni.

Da questo punto di vista, progettare mostre e percorsi culturali significa aprire relazioni nuove, secondo una logica di “incursioni” tra alto e basso, tra  presente e passato, senza mai dimenticare la necessità di documentare ogni passaggio, nel rispetto filologico del documento e dell’opera. In sostanza tenendo sempre lo sguardo rivolto verso il modello di Warburg: “la storia dell’arte come comparazione antropologica, la mescolanza tra “alto e basso” nella storia delle immagini, e infine lo scambio, nei due sensi, tra il lavoro degli artisti  e quello degli storici dell’arte”. Progettare mostre significa allora mettere in campo modelli interpretativi nuovi, nel segno della multidisciplinarietà, dove il pensiero “filosofico”, inteso nel suo significato più alto, ovvero considerare sempre il particolare all’interno dell’universale, svolge un ruolo fondamentale.

La capacità interpretativa dell’uomo è infinita; anche in tempi come questi l’ermeneutica ci permette di analizzare il singolo fenomeno, una specifica esperienza, all’interno di modelli conoscitivi capaci di dare un senso a ogni “cosa”. Bisogna però mettere in campo, come scriveva Gillo Dorfles, tutte le  nostre “oscillazioni del gusto” perché ciascuno di noi rappresenta un sismografo: progettare significa questo, ovvero dare un significato alle “cose” al di là dello loro essere “fenomeni” fisici. Progettare è un lavoro intellettuale, è una professione fondamentale: fa parte, da sempre, del desiderio dell’uomo di andare al di là dell’apparenza e cercare un significato comprensibile anche agli altri perché conoscenza significa  “mettersi in gioco”».

Dott.ssa Tosi Pamphili può dirci come sta cambiando il ruolo del curatore oggi?

Clara Tosi Pamphili

«Il ruolo del curatore sta cambiando perché, mai come in questo momento, sta cambiando lo scenario della rappresentazioneIl lavoro, che prima si confrontava sostanzialmente con la scelta dell’opera o dell’artista e dell’inserimento in un luogo conosciuto come il Museo o la Galleria, oggi non ha più le stesse coordinate. È come se avessimo capito che la mappa che abbiamo usato fino a ieri oggi non porta più in nessun luogo. Potrei dire che oggi il curatore é soprattutto un esploratore, una figura coraggiosa che sa costruire altri percorsi di conoscenza e studio prima che di rappresentazione fine a sé stessa. Una mostra non è più solo una mostra ma un’occasione di dialogo con tante problematiche che sono emerse in un anno: il rapporto con il pubblico, la sicurezza, la scelta di allestimenti che rispettino l’ambiente e che consentano di mostrare spazi contemporanei, quindi in una parola la capacità di reinvenzione come prima istanza».

Dott. Viola può spiegarci come le tecniche di design su cui poggia la gamification possono concretamente concorrere all’attrazione di nuovi pubblici affinché diventino essi stessi protagonisti dell’esperienza?

Fabio Viola

«Oggi le esperienze artistiche si basano sulla paritetica relazione tra opera, pubblico e lo spazio fisico o digitale in cui interagiscono. Le azioni del pubblico, le interazioni tra pubblico e opera e le reazioni che insorgono solo le pre-condizioni delle nuove modalità di “consumo” e “produzione” culturale del XXI secolo. Una cultura che potremmo definire interattiva, in grado di superare la storicizzata contemplazione passiva e frontale dell’opera, nata e conclusasi nelle mani dell’artista, a favore di opere a vario livello aperte dove lo spettatore prende le sembianze dello spettAttore e, talvolta, dello spettAUtore. In questa cornice in mutazione l’artista finisce per diventare l’iniziale attivatore e poi spettatore nella stratificazione del processo. La progressiva equiparazione degli spazi geografici con i paesaggi digitali porterà il mondo delle mostre verso ibridazioni in cui l’esperienza inizia on-site per poi continuare on-line e viceversa estendendo l’arco di interazione e offrendo possibilità di allestimenti che iniziano “prima” e continuano “dopo” il periodo convenzionale della durata della mostra. Oggi la sfida è quella che i videogiochi – la più recente espressione artistica e culturale della contemporaneità – hanno mostrato al mondo col loro saper essere rilevanti nella quotidianità di quasi 3 miliardi di persone e conferire loro possibilità di scelte e protagonismo».

Ad aprile avrà inizio – con lezioni online, in live streaming o on demand – il Master Exhibition Design & Management, un percorso della durata di 9 weekend non consecutivi rivolto principalmente a architetti, curatori, registi, producer, consulenti, manager culturali e professionisti interessati a specializzarsi nel settore, la cui frequenza consente di acquisire competenze tecniche e manageriali necessarie oggi per ideare e progettare i nuovi modi di vivere e progettare l’esperienza di visita tra virtuale e fisico, realizzando virtual tour, mostre multimediali e applicazioni mobile per la valorizzazione dei percorsi espositivi. Ampio spazio è dato anche al tema della sostenibilità e alla gestione economica e amministrativa del progetto espositivo.

Scopri di più su programma, moduli didattici e borse di studio disponibili e scarica la brochure per approfondire.

 

In cover La Biennale di Venezia – 2018

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