Il MACTE di Termoli: le forme e l’informe tra radici e arte contemporanea

Gennaio 24, 2023
Eventi News

Museo di Arte Contemporanea di Termoli

Al posto del vecchio mercato rionale, sorge oggi il museo d’arte contemporanea MACTE di Termoli, incarnato in una struttura geometrica in grigio e vetro, con un tocco di rosso sul soffitto e sulla porta d’ingresso. Gratuitamente accediamo all’edificio, in cui i muri d’esposizione si snodano in labirintici muri: sfociano in una sala ampia sulla sinistra, in sette piccole stanze quadrate sulla destra. Primeggia il bianco, che definisce un ambiente asettico, mosso da luci tenui a illuminare le opere esposte.

Sala espositiva con pareti bianche, pavimento scuro, grande schermo con immagine verde e pannello con display blu.
Sala principale del MACTE con mostra temporanea di Renato Leotta. Nell’immagine le opere “Fiumi” (sinistra) e “Luce” (destra)

Inauguriamo la visita al museo nella sala più grande per immergerci nei lavori di Renato Leotta, esposti in una mostra temporanea. L’autore si sofferma sul senso di limite, inteso come momento di incontro/scontro tra due realtà. Limiti che sono talvolta più tangibili, come lo scorrere dell’acqua sul marmo delle fontane barocche romane, talvolta meno, come la dissipazione dell’oggetto mosso in controluce. La percezione liminale è data anche dalla collaborazione di materiali e supporti: filmati, fotografie, scultura, gesso e sabbia. Leotta riflette così sulla soglia di passato e presente, artificiale e naturale.

Dopo aver percorso in senso antiorario la sala principale, usciamo nel corridoio per snocciolare le sette stanze in cui è compresa la collezione permanente. Essa si compone delle opere acquisite durante il Premio Termoli, il premio d’arte più longevo della storia d’Italia dal 1955 a oggi che nel 2022 ha compiuto 67 anni. Il MACTE racchiude 470 opere tra pittura e scultura che vanno dal post-informale all’astrattismo, alla nuova figurazione, all’arte cinetica e programmata. Un piccolo scrigno dell’arte contemporanea.

Galleria con dipinto di paesaggio su parete bianca e, a destra, opera con motivi blu e bianchi in primo piano.
“Paesaggio Particolare” di Mario Schifano (destra) e “Integrazione con grigio” di Carla Accardi (sinistra)

La tela di Mario Schifano “Paesaggio Particolare” (1963) cattura lo sguardo dall’ingresso. L’allitterazione del titolo cattura l’orecchio, finché lo sguardo si immerge nel supporto (collage di carte intelate); si sorprende e si perde nelle tre fasce di smalto ceruleo, bianco latte, marrone chiaro, verde smeraldo. I tratti di carboncino scuro ne delimitano i contorni. Ritroviamo l’impressione di un paesaggio agreste, come un ricordo plumbeo del cielo, delle nuvole e di campi che vediamo scorrere fuori dal finestrino in un viaggio in treno, assorti nei nostri pensieri.

Primeggia sulla parete destra la tela di Carla Accardi dal nome “Integrazione con grigio” (1960), olio su tela perfettamente inserito nel movimento dell’astrattismo: “Cerco di rispecchiare l’energia primordiale e i contrasti violenti della vita stessa …. L’impulso vitale che è nel mondo”. A primo impatto, ogni segno sembra condurre una vita a sé, incrociandosi di tanto in tanto con altre linee fino a creare una grande figura, complessa sebbene indecifrabile. È è il simbolo di ogni particella di universo che si lega, si disconnette, crea dinamiche e forme contribuendo all’evoluzione di una temporalità orizzontale, perché il senso del tempo è relativo.

La pienezza delle linee e il vuoto che lasciano nei loro intrecci fanno pensare all’equilibrio, o forse al disequilibrio del cosmo, dell’umano. Sono strade, palazzi, auto, persone, fretta, stanchezza, quotidianità. Tutto è normale, niente di strano, i toni di grigio più neutri sono scelti sopra colori vivaci. Non ci sono esseri speciali, non ci sono miracoli nel mondo, ma solo una naturale autotrasformazione.

Ingresso del museo MACTE riflesso in una pozzanghera, di sera.

Così il Museo MACTE di Termoli propone la sua importanza.

La mostra temporanea di Leotta sarà visitabile fino al 29 gennaio e suggeriamo di correre a vederla. In più, visitare la collezione nella semplicità del suo allestimento, invita a una riflessione su se stessi e sul mondo contemporaneo, che poi è una delle abilità dell’arte.

La cittadina sul mare offre così un ritorno alle radici, fatto di estati d’infanzia e piccole virtù, per poi attirare i visitatori in uno scrigno di arte e cultura per sublimare il ritrovamento di se stessi.



Ritratto di una donna con capelli scuri, orecchini e camicia a motivi verdi

A cura di Veronica Pinti, Studentessa Master Management dell’Arte e dei Beni Culturali,

Contenuto redatto per il laboratorio Scrivere d’Arte attraverso il quale gli studenti raccontano la propria visione del mondo dell’arte. Uno spazio di riflessione e confronto sull’attuale sistema culturale italiano e internazionale dove vengono sviluppati interessanti contenuti redatti e curati dai futuri manager e professionisti del settore.

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